Slow Medicine  lancia la campagna #buongiornoiosono...


La campagna, di cui  ha già parlato La Repubblica  prende spunto da #hellomynameis iniziativa lanciata nel Regno Unito da Kate Granger, medico, ammalata di tumore, dopo una sua esperienza in ospedale, e ha l’obiettivo di ricordare a tutti i professionisti della salute l’importanza di presentarsi con  il proprio nome e il proprio ruolo quando si incontra un paziente, come primo passo per instaurare una relazione di fiducia.

 

Contiamo sull’adesione all’iniziativa da parte di tutti i soci e simpatizzanti di Slow Medicine. Troverete nei prossimi giorni su questo sito  il cartello ufficiale della campagna: la vostra foto con il cartello #buongiornoiosono e il vostro nome e ruolo verrà pubblicata in una apposita galleria di immagini e attesterà il vostro impegno per una relazione più sobria rispettosa e giusta con i pazienti e con le persone a loro vicine.

#buongiornoiosono….

Presentarsi  perché:
Il disorientamento è fra le principali componenti del disagio che i pazienti provano quando entrano in ospedale o in ambienti sanitari di vario tipo. Spesso vengono dedicate risorse per migliorare l’orientamento spaziale, si studiano percorsi con codice colore, cartellonistica ecc. In  realtà il disorientamento nasce dalla perdita dei  riferimenti personali che esistono nell’ambiente familiare, e che permettono di sapere “chi sei” “cosa posso aspettarmi da te” “cosa posso chiederti”.

In un ambiente in cui coesistono figure professionali differenti, con compiti differenti e con qualifiche differenti, presentarsi con  il proprio nome e il proprio ruolo è il primo passo per stabilire una relazione professionale e ben definita. #buongiorno io sono… è il biglietto da visita del professionista, che valorizza sia il paziente che il professionista stesso e segnala che la relazione che si svilupperà fra loro è una relazione professionale, nella quale il professionista si sente impegnato come persona

Presentarsi è sobrio, perché facilita l’individuazione del professionista,  riduce i malintesi e consente a pazienti e familiari di fare le richieste giuste alla persona giusta
E’ rispettoso, perché segnala attenzione nei confronti dell’altro e disponibilità a una relazione fra persone
E’ giusto, perché uno dei diritti fondamentali di ciascuno è sentirsi accolto e riconosciuto nelle relazioni: una relazione con una persona senza nome non è una relazione.


 

 

Marco Bobbio, segretario generale di Slow Medicine

E' il primo testimonial della campagna #buongiornoiosono@slowmedicine

 

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 Il cartello di #buongiornoiosono