Quando e come nasce la Slow Medicine

Nel 2002

Alberto Dolara, primario di cardiologia all'Ospedale Careggi di Firenze, lancia un "Invito a una Slow Medicine", definita come un approccio meno iperattivo che consente di:

" valutare con attenzione procedure e tecnologie di avanguardia, prevenire dimissioni premature dall'ospedale ed infine offrire un adeguato sostegno emotivo ai pazienti terminali e alle loro famiglie "

Alberto Dolara, Primario di cardiologia

Nel 2008

Ricompare l'idea di "Slow Medicine" in un libro di Dennis McCullogh e in scritti di Ladd Bauer pubblicati negli Stati Uniti, che promuovono, specie nell'anziano e nel fine vita, cure meno ipertecnologiche e ospedaliere e più orientate alla qualità di vita.
Il concetto viene ripreso in un articolo di Roberto Satolli sul Corriere della Sera, che sottolinea l'importanza di "puntare alla qualità della vita anzichè a una improbabile guarigione", rinunciando alla frenesia di fare tutto quello che è possibile senza valutare se e quanto questo abbia senso per la persona malata.
La ricerca di una cura più slow, più rivolta alla qualità della vita, più sensibile agli aspetti di comunicazione e di relazione fra professionisti e malati, più attenta alla condivisione dei percorsi di cura si stava nel frattempo diffondendo in alcune realtà sanitarie italiane attraverso gli interventi di formazione e di ricerca metodologica svolti dall'Istituto CHANGE di Torino, e fondati sulla metodologia della medicina narrativa e del counselling sistemico.
E SIQuAS-VRQ (Società Italiana per la Qualità dell'Assistenza Sanitaria), nella sua ricerca su modelli, strumenti, tecniche e metodi che contribuiscono a migliorare la qualità professionale, organizzativa e sperimentata dai cittadini, affermava, dati alla mano, il rapporto stretto fra cure di buona qualità e la loro sostenibilità economica ed ambientale. Contrariamente a quanto finora pensato cure di buona qualità sono anche meno costose.

Nelle riflessioni sulla Slow Medicine l'uso della parola slow non è casuale, e volutamente ed esplicitamente rimanda al movimento Slow Food e alla sua pacifica rivoluzione per un cibo buono, pulito e giusto.

Nel maggio 2010

L'assemblea di SIQuAS approvava la fondazione di un movimento che riproponesse un sistema sanitario di qualità sostenibile e che si rifacesse alla lezione di Slow Food.

Nel dicembre 2010

L'incontro a Torino fra alcuni membri del direttivo SIQuAS, alcuni dei fondatori dell'Istituto CHANGE e altri professionisti che nel frattempo avevano segnalato interesse per l'idea slow ha segnato la nascita ufficiale di Slow Medicine.

Il gruppo dei fondatori ha individuato nelle parole sobria, rispettosa, giusta la sintesi della loro idea di Slow Medicine. Su queste parole chiave si muovono i progetti, le iniziative, le proposte su cui Slow Medicine intende coinvolgere professionisti sanitari, manager sanitari, cittadini, associazioni, rappresentanti della stampa.

Nel giugno 2011

La prima di queste iniziative di coinvolgimento si è svolta a Ferrara nel giugno 2011: un gruppo di 60 invitati ha esplorato le possibilità di tradurre in azioni le tre parole chiave "sobria, rispettosa, giusta" in alcuni ambiti della cura: la prevenzione e la promozione della salute, la comunicazione, le cure nell'età evolutiva e della riproduzione, quelle nell'età adulta, fra acuzie e cronicità, e quella della conclusione della vita, in cui è lecito chiedersi se curare, come e quanto.

I risultati di questo primo incontro rappresentano un primissimo nucleo di pensiero e progetti su cui proseguirà il cammino di Slow Medicine.