Silvana Quadrino. “Il dialogo e la cura. Le parole tra medici e pazienti”. Il Pensiero Scientifico Editore, Roma 2019

Recensione di Marco Bobbio

I professionisti della sanità hanno in comune una convinzione: che i pazienti non seguano i saggi consigli che vengono loro elargiti nel corso delle visite. E sono anche certi che sia impossibile persuadere le persone a cambiare abitudini e comportamenti. Almeno fino a quando non avranno letto il libro di Silvana Quadrino, cofondatrice di Slow Medicine, che illustra, con scampoli di colloqui tra un medico e un paziente, quali sono gli errori che si perpetuano nella stragrande maggioranza delle visite e come potrebbero essere evitati, acquisendo la consapevolezza che tra il dire e il comunicare c’è di mezzo il mare. La Quadrino, partendo dalla sua pluriennale esperienza come formatrice, prende spunto da istruttivi colloqui tra un medico e un paziente (nei quali ogni lettore riconosce immediatamente la propria modalità inconcludente di relazionarsi), li smonta, li analizza pezzo a pezzo, sottolineando gli aspetti critici (e talvolta ridicoli) e li discute con l’appoggio di solidi riferimenti tratti dalle teorie di psicologi, sociologi, filosofi ed economisti. La questione centrale è che l’informazione non si limita a un trasferimento di ‘materiali’ da chi sa a chi deve imparare, perché il materiale deve avere la possibilità di essere accolto dal paziente che ha convinzioni, preoccupazioni, esperienze; questi vissuti sono ritenuti ininfluenti da parte del professionista, mentre invece sono le barriere che impediscono ai materiali di essere capiti, interiorizzati e poi utilizzati in modo appropriato. Bisogna innanzitutto imparare a fare domande con modalità narrativa, riflessiva e sistemica per consentire di far emergere i problemi che altrimenti il paziente non percepisce o nasconde, e in secondo luogo è fondamentale dedicare pochi secondi alla fase di avvio di una visita per creare una relazione di fiducia reciproca. Per questo motivo che Slow Medicine alcuni anni fa aveva lanciato la campagna buongiornoiosono per abituare i professionisti a presentarsi, in modo che ogni incontro nasca dal desiderio di mettere in comune le rispettive esperienze e competenze. “Entrare in azione con il paziente non è né una missione né un atto di eroismo, riservato a poche anime elette o dotate della fortuna di misteriose ‘doti’, di cui tutti gli altri sono privi. È parte integrante del proprio lavoro di cura: un lavoro che si deve fare tutti e si deve fare bene. O almeno il meglio possibile”.

Un libro che dovrebbe essere letto da tutti i professionisti sanitari, perché si ritroveranno in storie che hanno vissuto migliaia di volte, convinti di essersi comportati responsabilmente nel dedicare il proprio tempo (prezioso, ovviamente) a spiegare ai pazienti la malattia, la cura, gli stili di vita; in queste pagine viene invece svelato quanto siamo sprovveduti, superficiali e ahimè ininfluenti nelle nostre raccomandazioni. Scendere dal piedestallo può aiutare ad avvicinarci alle persone che si rivolgono a noi per essere curate.

2019-06-13T11:35:57+02:00

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