Giorgia Protti – La giusta distanza dal male – Einaudi – pp. 256

Abbiamo l’idea del Pronto soccorso come di un ambiente sgradevole fatto di un’umanità sofferente, di sedie scomode, di barelle accumulate nei corridoi con pazienti che gemono quando non urlano, di attese infinite, di parenti che protestano, di personale sgarbato e frettoloso, di procedure inefficienti. Molti fanno di tutto per non andarci, rischiando che un disturbo si complichi senza una diagnosi e una cura tempestiva; altri si recano per un nonnulla, lamentandosi di essere tornati a casa esasperati dalla lunga attesa senza essere stati visitati da un medico. Un sotto e un sovra utilizzo complesso da regolare e da gestire. Non abbiamo altrettanto chiara l’altra faccia della medaglia, il Pronto soccorso dal punto di vista di chi ci vive. “La giusta distanza dal male” il romanzo di esordio di Giorgia Protti, autrice di alcune Storie Slow (https://www.slowmedicine.it/slow/wp-content/uploads/2025/05/66-Protti-Piccoli-miracoli-di-amor-filiale.pdf; https://www.slowmedicine.it/slow/wp-content/uploads/2025/05/51-Protti-Ritratto-con-coppola-e-cistoclisi.pdf)

ci proietta con rara efficacia nel mondo sfiancante dei ritmi sonno-veglia sovvertiti, delle difficoltà a mantenere relazioni umane al di fuori del lavoro, degli ordinari straordinari, dei ritmi incalzanti del tempo che manca. Ah, il tempo. “In Pronto soccorso manca il tempo. Manca il tempo per fare tutto, sempre. Manca anche il tempo per ricuperare il tempo che mancava ieri. Il tempo mancante si accumula, giorno dopo giorno, fino a quando stare al passo diventa impossibile, E allora ci si arrende” pg. 85. “Il tempo in Pronto soccorso, scorre a velocità diverse. Per i pazienti e i parenti in attesa dei risultati, il tempo si dilata all’infinito, fino a sembrare una punizione immeritata o una cattiveria personale e gratuita. Per i medici il tempo è il centometrista della corsia accanto, da rincorrere forsennatamente per tutto il turno. […] Così il medico del Pronto soccorso sacrifica il proprio tempo di vita e lo mette a disposizione dei ritardi, degli imprevisti, dei guasti informatici, dell’insofferenza dei pazienti, degli impegni o della calma degli specialisti”. Pg. 125..

Non si tratta di un j’accuse sulla vita in un Pronto soccorso, raccontata con l’ossessività di casi complessi che si accavallano, ma uno spaccato realistico e non vittimista di una realtà ignota ai più. Pagina dopo pagina si assiste all’entusiasmo della giovane dottoressa affievolirsi, sopraffatta da turni incalzanti che seguono la vacanza di una settimana, dallo sfilacciamento dei rapporti personali che portano a un progressivo isolamento dai coetanei e da possibili fidanzati. Una vita personale che man mano si sgretola sotto il peso del dolore e della rabbia degli altri. L’io narrante descrive il mondo che si chiude dietro una porta a vetri scorrevole, utilizzando martellanti e sintetiche storie cliniche di ordinaria quotidianità, ma anche approfondimenti di casi insoliti e particolarmente complessi o l’assillante ricomparsa della stessa paziente a intervalli più o meno lunghi.  I casi vengono raccontati facendo riferimento alle caratteristiche sociali, umani, relazionali, piscologiche della persona che malauguratamente è diventata una paziente e non con le consuete anonime descrizioni di parametri clinici che caratterizzano congressi e riunioni di casi clinici.

Non è neanche una storia di storie, perché già dalle prime pagine si insinua una crescente suspense con la comparsa di Lucifero, un personaggio improbabile, un hippy âgée, sfaccendato, insolente, alticcio che sfoggia ogni volta una diversa maglietta vistosa. A poco a poco il surreale trasforma la gravosa quotidianità in una dimensione fantastica. Perché Lucifero si materializza nell’auto della dottoressa una notte dopo un turno defatigante e ricompare in modo imprevedibile e sempre più frequente? Cosa vuole da lei? Dove la porta? La giovane dottoressa demoralizzata dal lavoro verrà attratta o respingerà il maligno?

Contrariamente a molti romanzi che partono da un’idea che ti cattura e man mano si perdono, “La giusta distanza dal dolore” cresce pagina dopo pagina per andare a scoprire quanto Lucifero riuscirà a condizionare la sua vita, le sue scelte, il suo futuro, introducendo quel pizzico di indeterminazione da lasciarti immaginare quello che vuoi e che ti impedisce di mollare il romanzo a metà.